Inaugurato il pozzo in Africa! Intervista a Paola e Sara

News 9 settembre 2019

Che grande festa quella dell’inaugurazione del pozzo in Malawi! Grazie alla collaborazione del Circolo culturale Dialogo, del gruppo Alpini di Olgiate Comasco e di tanti sostenitori che hanno partecipato alle diverse iniziative, Koinè è riuscito a realizzare questo grande progetto.

Una cena, uno spettacolo, un concerto. La solidarietà e la collaborazione di molti. La certezza che un piccolo gesto può cambiare la vita delle persone. Sono questi gli elementi che hanno portato alla costruzione del pozzo a Mabuwa, un villaggio malawiano, nell’Africa sud-orientale. La nostra associazione era presente sul luogo dell’evento nelle persone di Sara Fontana e Paola Zocca, che dal 28 luglio al 10 agosto sono andate in Malawi per testimoniare questo momento per noi storico.

In questa intervista Sara e Paola raccontano la loro esperienza e le loro emozioni, che speriamo possano portare ciascuno di voi a condividere questa grande gioia.

Paola e Sara, come sono stati raccolti i fondi necessari alla costruizione del pozzo?

Ubuntu è la parola chiave! “Io sono perché noi siamo”, ovvero senza l’aiuto degli altri possiamo fare ben poco. Abbiamo deciso di mettere in pratica questo insegnamento, tutto africano, e di collaborare con altre due associazioni olgiatesi (Dialogo e Alpini). Il successo è stato evidente: abbiamo organizzato una serie di cene ed eventi mirati alla costruzione del nostro pozzo, e tutte le occasioni hanno registrato grande partecipazione ed entusiasmo. Siamo arrivati alla cifra necessaria anche grazie ad alcune donazioni private.

Perché avete deciso di partire per il Malawi?

La collaborazione tra Koiné, Dialogo e Alpini lo scorso anno ha portato i suoi frutti: siamo riusciti a raccogliere i fondi necessari per lo scavo di un pozzo in uno dei villaggi del Malawi. L’inaugurazione era in programma per agosto durante un viaggio di turismo sostenibile organizzato da Sottosopra e Vagamondi, le due associazioni che lavorano per la realizzazione dei pozzi. Ci tenevamo a partecipare per vivere fino in fondo il progetto e per vedere di persona la realtà in cui avevamo voluto agire. Fondamentali sono state le parole che Davide Bertelli, responsabile di Vagamondi, ci ha rivolto durante la Cena in blu, uno degli eventi organizzato per finanziare la costruzione del pozzo. Davide ci ha raccontato di quanto sarebbe stato importante essere presenti all’inaugurazione del pozzo, per comprendere realmente il valore del nostro gesto. Affascinate dai suoi racconti sul Malawi e dal suo entusiasmo, abbiamo deciso di partire per questa “vacanza alternativa”.

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Chi vi ha accompagnato in questo viaggio?

La cooperativa Vagamondi e Cose dell’altro mondo Onlus e Sottosopra Onlus organizzano da anni viaggi di turismo responsabile in Malawi. Il gruppo con cui abbiamo condiviso il viaggio era di dieci persone. Con noi sono venuti sia Davide Bertelli che David Pantaleoni, rispettivamente i due responsabili. David è originario del distretto di Thyolo, dove oggi ospita i vari gruppi che vogliono fare un’esperienza vera del Malawi, ma vive da anni in Italia con la sua famiglia, che lo supporta nelle varie attività dell’associazione. Queste sono incentrate sulla costruzione di pozzi, scuole e presidi ospedalieri.

Come siete state accolte dagli abitanti del luogo?

Un gruppo di dieci azungu (uomini bianchi) non passa certo inosservato, soprattutto fuori dalle canoniche rotte del turismo più scontato, ma insieme a David abbiamo imparato ad essere per primi noi rispettosi dell’“altro” che incontravamo. E abbiamo sempre ricevuto grande accoglienza e sorrisi. In città la gente è abituata ai turisti che frequentano i negozi, mentre nelle zone rurali, ad ogni sosta lungo la strada venivamo “assaliti” dai venditori che proponevano qualunque cosa, dalla frutta e verdura all’oggettistica.

Ci potete descrivere l’inaugurazione del pozzo nel villaggio di Mabuwa?

È stata una festa organizzata in modo impeccabile. Erano presenti tutti i capi villaggio e gli insegnanti della zona (20, in una scuola che accoglie 1800 studenti). Moltissime erano le donne e i bambini, perché lì l’approvvigionamento dell’acqua è un loro compito. Ci sono stati discorsi, balli e canti, la consegna dei doni, il taglio del nastro del pozzo… ma non è facile a parole descrivere l’energia, la gioia e il senso di appartenenza provati. Tutti ci stringevano le mani e ci ringraziavano; le signore più anziane ci abbracciavano dicendoci qualcosa che ovviamente era incomprensibile per noi. David chi ha spiegato che stavano esprimendo gratitudine, per loro che avevano sempre vissuto senza acqua pulita e dovevano fare chilometri per attingere acqua. Ma soprattutto ci ringraziavano a nome di figli e nipoti: un pozzo equivale a un futuro migliore.

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Quali sono i vantaggi portati dal pozzo?

Innanzitutto la potabilità dell’acqua, perché permette di evitare moltissime malattie, soprattutto nei bambini. Poi la vicinanza al villaggio, con tutto ciò che comporta: risparmio di tempo, fatica e pericoli lungo la strada. Non dimentichiamoci che questa è un’attività tradizionalmente svolta da donne e bambine.

Chi si occuperà della manutenzione del pozzo?

In ogni villaggio dove Sottosopra realizza un pozzo viene eletto un comitato di gestione, formato da donne e da uomini. Sono loro che si occuperanno sia della manutenzione, sia del corretto utilizzo del pozzo da parte degli abitanti. Inoltre, insegneranno alle altre persone le regole per attingere l’acqua.

Che cosa avete fatto in Malawi, oltre all’inaugurazione?

Abbiamo vissuto giornate emotivamente intense, piene di esperienze. Abbiamo mangiato il cibo cucinato nel villaggio e respirato l’aria fresca delle piantagioni di tè. Abbiamo ballato con le donne all’inaugurazione del pozzo e ascoltato il ruggito del leone nella nostra tenda del Majete Wildlife Reserve. Abbiamo conosciuto uno dei soli tre medici dell’intero ospedale di Thyolo (con 2.000 pazienti al giorno) e apprezzato il tramonto sul lago Malawi. Abbiamo incontrato donne scendere a piedi scalzi dalla montagna portando sulla testa 40 chili di legna e pedalato in mezzo alle antilopi. Abbiamo visto le contraddizioni dell’Africa, dove a pochi chilometri da bambini che non hanno acqua pulita da bere ci sono giardinieri che tagliano il prato delle ville con le forbici. Abbiamo incontrato tantissime persone, e visto come anche nella povertà assoluta si possa trovare la gioia. Un momento speciale per noi era la sera, dopo cena, quando ci radunavamo nel salotto della nostra casa: si suonava e si cantava oppure David ci intratteneva con racconti delle tradizioni e riti del suo popolo.

Il Malawi è davvero un Paese povero?

Il Malawi è ricco di risorse, come tanti paesi in Africa. Eppure è estremamente povero: la maggior parte della popolazione ancora non ha acqua potabile, l’Aids è ancora una delle maggiori cause di decesso, lo stipendio giornaliero medio non basta nemmeno per comprarsi il biglietto del bus per tornare a casa e su 19 milioni di persone i medici sono pochissimi. C’è moltissima corruzione e una continua rapina da parte delle multinazionali, che sfruttano le risorse e la popolazione, e si arricchiscono all’estero. A farne le spese è sempre chi ha meno potere. Come molti paesi dell’Africa, il Malawi è caratterizzato dai contrasti: da un lato ci sono villaggi dove mancano acqua, elettricità, scuole, ospedali; dall’altro spiccano lussuosi resort a 5 stelle dove la ricchezza è esagerata.

Che cosa avete portato a casa da questa esperienza?

Tornando dall’Africa, sicuramente abbiamo rafforzato la consapevolezza che il luogo di nascita è davvero solo una questione di fortuna. Noi spesso non apprezziamo ciò che abbiamo. Bastano alcuni semplici gesti per capirlo: aprire un rubinetto e avere acqua potabile oppure premere un bottone e avere energia elettrica sono per noi la normalità, ma per gli abitanti di Mabuwa non è così. Ripensare a quanto vissuto in Malawi ci aiuta a ridimensionare i problemi che affrontiamo dalla nostra parte del mondo, perché quando vedi un bambino saltare di gioia per una bottiglietta d’acqua vuota, sapendo che andando a scuola l’indomani avrà con sé un po’ d’acqua recuperata chissà dove, beh… come puoi lamentarti di quello che hai?

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